Ok, smart working...ma attenti alla "digital device": senza una rete unica aumenterà la diseguaglianza !

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di Ermanno GARGANO

Parlare di smart working, telelavoro e quant’altro di simile, come ad esempio didattica a distanza,  è come fare i conti senza l’oste.
Ma chi è l’oste?
E’ il "digital device"  che emerge quando si parla di infrastrutture di rete che sono inadeguate non soltanto in molte parti del Paese, bensì nella nostra stessa città Metropolitana di Milano.
Si deve risolvere presto e bene il nodo -non semplice da districare-  della rete unica di telecomunicazioni, che deve essere a controllo statale e resa disponibile a tutti i Gestori. 
E, su questo punto, il tempo è abbondantemente scaduto.

Le società telefoniche debbono poi fare i conti anche con i tempi della burocrazia, per procedere con la realizzazione delle infrastrutture di rete: solo per ottenere un permesso di scavo, debbono attendere mediamente 120 giorni (!!)  per essere autorizzati.
Potremmo chiedere alla pandemia di tener conto di tali tempi e perenni indecisioni?
La Politica che ha la responsabilità del Paese che sta facendo in materia?

Qualcuno mi ha chiesto se,  parlando di "rete unica" , io non stia facendo riferimento alla sollecitazione di Beppe Grillo che recentemente lamentava  la mancanza di un unico operatore nazionale, mentre al momento Open Fiber latita e rimane indietro nei lavori...si dorme insomma!
Rispondo senza problemi che Grillo non ha fatto altro che riprendere  un tema/problema, già noto. Cioè quello  della strategicità della rete unica di TLC che oggi, a fronte di quanto accaduto durante la pandemia,  dovrebbe essere affrontata e risolta.
Diversamente dovremo rassegnarci ad avere ancora per molto, oltre ad una questione di sicurezza nazionale, che non è certo secondaria, anche tantissimi italiani che continueranno ad essere discriminati dal "digital device".  E, tra le nuove povertà, questa è certamente da non sottovalutare.

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