Assemblea pubblica di Alleanza Civica del Nord - Semplificazione, Competenza, Autonomia e Ambiente

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RELAZIONE INTRODUTTIVA  -  MILANO  28 09 2019

 

Franco D’Alfonso

 

 

ASSEMBLEA PUBBLICA DI ALLEANZA CIVICA DEL NORD –ECOTEATRO – VIA FEZZAN, 11

Il Governo Conte 2 nasce con un merito indubbio, almeno per noi eurosovranisti: mantiene l’Italia in Europa. L’Unione Europea, pur con tutti i suoi limiti e interessi in conflitto, rimane la nostra stella polare, la cornice dentro cui collocare le politiche necessarie a governare i necessari cambiamenti istituzionali, economici e culturali.

Un’Italia a guida sovranista avrebbe comportato gravi rischi non solo economici.

Diverso è il giudizio sull’adeguatezza della squadra e del programma di governo, come strumenti per contrastare la destra a trazione salviniana e i rischi di una deriva antieuropeista. In particolare non sembra proprio che siano state fatte le scelte giuste per contrastare l’egemonia della Destra salviniana al Nord.

Più che dalle capacità del Conte 2, dovremo dunque sperare che l’Unione europea, non dimentica  della paura per il dilagare dell’euroscetticismo nei mesi precedenti le elezioni europee, sappia prendere decisioni lungimiranti sia sul versante della gestione degli immigrati, sia su quello dell’espansione economica, che non può essere affidata solo alle coraggiose politiche monetarie di Mario Draghi.

Ma il Conte 2 dovrà misurarsi con i risultati della fase politica che sarà caratterizzata dalle elezioni in sette regioni fino a maggio 2020.

A partire da quelle in Emilia Romagna e Liguria, assieme ad importanti elezioni comunali in numerose città del Nord Ovest, Alleanza Civica del Nord con il suo riformismo pragmatico dovrà dimostrare di saper svolgere un ruolo di proposta politica sui temi che il nuovo Governo rischia di non poter affrontare e che sul campo del centrosinistra sono destinati ad essere nuovamente trascurati: riforma istituzioni, autonomie, ruolo delle città, semplificazioni, modello collaborazione pubblico privato. Che sono poi  le ragioni del successo del modello a Milano e della sconfitta in tutto il Nord.

Il fatto che in Umbria e non solo anche l’alleanza di Governo Pd -5stelle stia tentando di riprodursi convergendo su una candidatura, se non su un programma civico, è una ulteriore prova che il sistema dei partiti tradizionali non è in difficoltà, è proprio arrivato a fine corsa.

Confermando che la nostra ipotesi è quella di soggetto autonomo che si caratterizza sui contenuti e territorio e partecipa con propria identità politica definita, portatrice di un “pezzo” di progetto politico più ampio e non come mero “mosaico” di gruppi dirigenti locali scollegati politicamente fra loro, la nostra identità  parte da “Alleanza” (vale a dire rapporto tra varie liste e soggetti) ma deve tendere a evolversi in un soggetto unitario, come raggruppamento di  “Europeisti”.

Il primo contenuto di definizione di identità è infatti il riconoscimento dell’ambito europeo politico, istituzionale, sociale come “il luogo” della politica. Il livello “nazionale” è per noi solo strumentale nei momenti  elettorali.

Sosteniamo Rivoluzione copernicana del modo di fare politica:

  • Non gli schieramenti che scelgono candidati e programmi, ma schieramenti che si formano intorno a candidati e programmi.

E i nostri  candidati ed i nostri programmi sono prima di tutto Eurosovranisti ed Autonomisti, figli di quel civismo glocalista e federativo  che rappresentiamo che  ha ampiamente dimostrato di saper farsi carico in modo creativo e positivo della risoluzione di molti problemi delle comunità locali in cui siamo presenti.

Le parole che fanno da titolo alla giornata di oggi, Autonomia  Semplificazione  Competenza sono allo stesso tempo obiettivi e strumenti con cui analizzare i problemi e formulare proposte concrete anche nel breve periodo, a partire da questioni epocali come la salvaguardia dell’Ambiente.

Il problema vero oggi è quello di saper declinare il tema dell’autonomia non più in termini di contrattazione territoriale più o meno campanilista e fra livelli gerarchici, ma  indicare una strada per affrontare  problemi che si collocano su di una  scala diversa, la cui soluzione non passa più prevalentemente per le dimensioni territoriali, bensì per le funzioni.

Ragionare di infrastrutture, che siano Tav, strade o porti, significa cercare di governare un processo, un combinato di interesse, una, appunto, funzione che non ha confini segnati sulla cartina politica: per evitare la trappola del “not in my backyard” del conservatorismo che si maschera spesso dietro il civismo localista o il comitatismo da uscio di casa, il salto di qualità politico e culturale , difficile ma necessario, sarà sancito dalla capacità di garantire la rappresentanza ed il bilanciamento degli interessi territoriali nella dimensione della funzione, nel caso in esempio quella della mobilità di uomini e merci. 

Governare per funzioni, necessita di una profonda ridefinizione degli attuali assetti istituzionali. La nostra proposta ha come orizzonte la riorganizzazione dello stato per macroregioni determinate dalle funzioni – l’esperienza  della collaborazione  transfrontaliera alpina ne è una fondamentale anticipazione  -  valorizzando nel mentre le autonomie a partire da quella dei Comuni.

La nostra proposta è quella delle  “Macroregioni”, cinque nello schema di Miglio ripensato e rivisitato per funzioni dal pensiero di Piero Bassetti, che si caratterizzano per una coesione e comunanza di interessi tale da poter rendere possibile l’ambizioso obiettivo di un proprio orizzonte geopolitico che assegni alle diverse realtà un ruolo armonico nel sistema europeo.

Chi sostiene che si tratta di proposte che dividerebbero il Paese, dimentica che l’Italia è già fortemente divisa economicamente, culturalmente e organizzativamente tra Nord e Sud. Lo stato centrale nei 160 anni dell’unità nazionale, anche nel momento in cui disponeva di una maggior capacità di controllo delle funzioni determinanti, non è riuscito a trovare soluzioni al problema. Dobbiamo dunque cercare altre strade, che non sono dietro l’angolo, ma che occorre perseguire con ostinazione e coraggio.

La presenza oggi di tanti amici del Sud che autonomamente e forse non casualmente hanno iniziato ragionamenti ed intrapreso percorsi straordinariamente simili e convergenti con quelli del gruppo di Verbania è la dimostrazione che il prendere atto che la dimensione statuale centrale non è più funzionale nemmeno sul piano pratico è un atto politico profondamente unitario ed inclusivo : chi oggi è qui si pone l’ambizioso obiettivo di ricostruire un sistema politico e sociale che parte dagli interessi delle comunità locali  per ritrovare una unità politica ed identitaria nell’Europa delle città e dei territori che auspichiamo prenda il posto dell’Europa degli Stati e della finanza

  • Competenza: non “professoroni” per tutti, ma “ofele fa il tò mestè“. Prima di emettere grida, consultare chi ha esperienza diretta.

            E mandare a parlare con Mr. Ping qualcuno che sappia che la Cina è qualcosa di più

            complesso della vendita di cineserie per strada…

  • Competenza ed Autonomia vuol dire (anche) lasciare che l’ente locale faccia meglio le cose che lo Stato fa male e soprattutto non fare in due (male) le stesse cose.

Esempi infiniti: dalle misure urbane sul traffico che impiegano otto mesi per cartello o telecamera alla gestione delle cattedre scoperte per anni ai musei senza commessi e chiusi.

  • Semplificazione deve essere un obiettivo anche nelle scelte politiche, ma basta ragionare per totem (flat tax, giù le tasse etc..) da contrapporre e scagliare contro l’avversario in un trionfo della pubblicità della nota marca di apparecchi acustici: “sento il suono, ma non capisco le parole”

Un esempio pratico applicato alla condivisibile scelta di intervenire sulla contribuzione a carico dipendenti. Bene, ma occorre farlo in modo radicale, puramente e semplicemente eliminandola. Sono circa 30 miliardi/anno, in realtà 15-20, se si assorbe il barocco meccanismo degli 80 euro e si calcola il gettito fiscale aggiuntivo. Meglio farlo in una volta sola, magari aspettando qualche mese, invece che inserire complicate costruzioni contabili che alla fine non danno nemmeno la percezione esatta dell’intervento al percettore finale.

Il menu degli interventi e delle proposte possibili è sterminato e certamente saranno necessari altri appuntamenti di approfondimento (primo fra tutti quello sulla economia green per il quale sono in distribuzione schede di partecipazione e lavoro) che la portata e la complessità in essere richiede.

Con lo spirito pragmatico che ci contraddistingue vogliamo comunque entrare nella “cronaca”, nel dibattitto sempre un po’ fastidioso teso più a conquistare, ahimè riuscendoci, attenzione comunicativa più che confrontarsi fra proposte e lo facciamo portando tre indicazioni pratiche, certamente non risolutive delle rispettive  problematiche, ma che a mio avviso possono avere un impatto immediato di inversione di tendenza e percezione negativa diffusa .

La prima riguarda la vaexata quaestio del “fisco amico”, una poco felice definizione che tende sempre a scambiare il diritto ad un rapporto corretto fra cittadini e pubblica amministrazione con quello di …evadere in senso letterale.  Perché non mettere fine da subito all’anomalia tutta italiana dei controlli fiscali affidati ad un corpo di polizia militare quale la Guardia di Finanza ?  La disponibilità di dati, competenze etc rende anacronistico ed inutilmente vessatorio l’uso diffuso di una polizia per controlli che possono essere tranquillamente eseguiti e gestiti dai civili dell’agenzia delle entrate . Le funzioni di polizia finanziaria e giudiziaria resterebbero ovviamente affidate al corpo che, come per la Forestale, può essere integrato nell’Arma dei Carabinieri, aumentandone competenze e preparazione.

La seconda proposta è affrontare immediatamente e senza inutili ulteriori lungaggini il tema della cittadinanza dei nostri ragazzi che sono nati e hanno studiato in Italia e come figli di stranieri la conseguono a 18 anni, in realtà con ritardi ulteriori di burocrazia voluta di almeno 10 12 mesi ulteriori. E’ già depositata in Parlamento italiano ed europeo  la proposta di legge “Ero Straniero” corredata da quasi un milione di firme, si dia corso come Costituzione vorrebbe alla discussione parlamentare della stessa : in questo modo si salterebbero stucchevoli trattative interne al Governo, alla maggioranza o altre prima della  discussione parlamentare, non sarebbe in discussione – come non dovrebbe essere in queste materie – la stabilità del Governo stesso.  E si avrebbe una decisione chiara, sulla quale parlamentari e forze politiche presenti in Parlamento si dovrebbero pronunciare senza ricorsi a questioni di tattica e stabilità politica da giocarsi sulla pelle di quasi un milione di ragazzi e ragazze italiane per tutti tranne che per la legge.

La terza vuole essere invece una scelta di campo precisa nel cuore della crisi della democrazia occidentale dagli Usa alla nostra Italia  arrivata pericolosamente al limite del collasso, quello della rappresentanza dei cittadini. 

Occorre ripristinare , come primo obiettivo immediato ed irrinunciabile, il diritto degli elettori di un determinato territorio a scegliersi i propri rappresentanti in maniera chiara e diretta e non su liste  più o meno bloccate e comunque decise in sedi ristrette e centrali.

Il principio per noi irrinunciabile resta quello della partecipazione diretta e civica e del rapporto tra eletto ed elettori sottoponibile a verifica.

L’elemento di maggiore importanza è infatti la presenza dei collegi uninominali territoriali come rappresentanza diretta del territorio e non di una lista. Tra i nostri obiettivi c’è la richiesta di cambio del sistema elettorale per rompere il legame diretto e automatico con la lista proporzionale. Senza impiccarsi a modelli (peraltro esistenti e funzionanti: doppio voto alla tedesca, uninominale almeno per il Senato etc).

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